mercoledì, maggio 20, 2009

random walk


Sei qualcosa in base a quanto le altre persone te lo riconoscono.
Sei famoso, se ti siedi ad un tavolo e il numero di persone che ti riconosce è superiore alla metà.
Sei “creativo” se le presone sedute al tavolo ti riconoscono come tale, sei “cretino” se le presone sedute al tavolo ti riconoscono come tale. Quanto più i tuoi caratteri sono oggettivamente riconosciti, più quei carattere ti apparterranno. L’aggettivo che ti daranno è qualcosa di sicuro quanto più i pareri saranno simili tra loro, al contrario non sarai nulla di sicuro se i pareri saranno variegati. Se incorpori i caratteri modali della bellezza, allora sarai bello, se ti vesti alla moda allora sarai stiloso. Se sei capace di riconoscere ed adeguarti con velocità ai caratteri modali, allora sarai un “giovane stiloso”.
I caratteri modali, estetici e non, sono dettati dalle immagini che ci circondano, da un modello al quale occorre rifarsi per appartenere alla società e rivestire il ruolo al quale si ambisce. Visione puramente occidentale, quindi forse geograficamente limitata, ma sulla quale poggia il meccanismo con cui funziona il modello del consumismo. La standardizzazione dell’offerta di 20 anni fa, a rigor di logica avrebbe dovuto produrre tante persone uguali, invece nonostante oggi sia la personalizzazione la chiave di volta dell’offerta, le persone sono più uguali di allora e omologarsi è diventato sempre di più una questione di stile. Il ritmo è veloce, non si insegue, si rincorre.
Io non mi sento una funzione matematica, io so che in ogni cosa c’è un errore di interpretazione, lo chiamano malfunzionamento di sistema, qualcosa che la logica del programmatore non ha saputo incastrare nella logica stringente delle sue stringe.
Quello sono io.

mercoledì, maggio 13, 2009

maggio


Da grande voglio fare l’economista. Oggi, faccio l’economista. Sono forse grande? Oppure vale la regola: “essere maggio? Forse” (Be may? Maybe). Salut

lunedì, aprile 20, 2009

qualcosa è cambiato

I cambiamenti si susseguono l’uno con l’altro ad una velocità esasperata, la dinamica fa da padrone e la capacità di adattarsi è l’unica arma per non soccombere. Mi metto gli occhiali della sociologia o dell’economia e vedo donne delle pulizie con macchine più costose di chi si avvale delle loro mansioni. Mi sorprende, come sia più facile trovare un paio di pantaloni all’ultima moda in un fashion store low cost, piuttosto che nella boutique nel centro città gestita dalla da 5 generazioni dalla stessa famiglia. Una volta lo strano, il diverso era raro e balzava agli occhi, forse con meno coraggio si combatteva la normalità, ma adesso c’è libertà tale da guardare con incertezza chi è normale. Ma strano o normale non mi interessano, osservo incuriosito un nuovo ordine delle cose. Sono divertito dalla dinamica dei cambiamenti, dalla velocità con cui il presente diventa passato e il futuro presente. Orgoglioso e fiero del mio posto del mondo, anche io sono parte di questo sconvolgimento, con il mio battito d’ali contribuisco alla “rivoluzione”, ma allo stesso tempo, sono sicuro che ne subisco le conseguenze. Caro turbine, devo dirti una cosa: io alle superiori mi ero ripromesso di trovarmi una filosofia, un modus operandi per vivere, una vademecum da rispettare per affrontare la vita, ma non si può. L’equilibrio è dinamico, la chiave è la “pro attività”, forse è sempre stato così, ma adesso più che mai ci vuole il giusto mix tra la perspicacia di chi è pronto a mettere tutto in gioco e i timori di chi vuole difendere i valori della propria individualità. Io sono felice di vedermi capace di cambiare e di adeguarmi, di non prendere il raffreddore al primo freddo e di non stramazzare al suolo per il primo caldo. Ma la cosa buffa è che mi guardo dentro e alla fine sono quello che sono sempre stato.

giovedì, febbraio 12, 2009

@Daniele P.

Rispetto il tuo punto di vista e ti ringrazio per i consigli che mi dai. Non ho mai detto di essere un blogger valido ne tanto meno uno scrittore. Non ho nessuna crisi esistenziale, mi limito a scrivere quello che ogni tanto mi passa per la testa. Mi diverte farlo. Mi piace poter rileggere i miei pensieri di 2-3 anni fa. Ogni tanto sono felice, ogni tanto sono triste, ma non mi importa, io non ho paura. Credo che se devi curare la rubrica dei blog per un importante settimanale nazionale, il mio blog lo devi togliere dai preferiti. Qui non c'è nessun esercizio di stile, nessun lampo di genio, nessuna dichiarazione di intelligenza e intraprendenza. Qui c'è roba semplice, genuina non voglio dimostrare di essere capace, non mi interessa, altrimenti avrei scritto un libro. Sono sorpreso che un giornalista che si avvolge di intelligenza, cultura e molte altre doti a me sconosciute, si soffermi ad analizzarmi e a formulare un giudizio sulla mia persona. Mi hai fatto sentire quasi importante, ti ringrazio. Mi è sempre piaciuto scrive, ma non ne sono mai stato capace. Piuttosto che arrendermi ai miei limiti, li ho sfidati e ho cercato di imparare. Questo è il mio atteggiamento davanti alla vita, affronto tutto, non mi tiro mai indietro e non sono sempre pronto a mettermi in discussione. Forse sono nato senza talento, ma la mia voglia di imparare e migliorami è sempre stata più forte dell’autocommiserazione e del anonimato. Credo nei miei sogni e non smetterò di scrivere. Nessuno mi dice cosa devo fare e ti invito a non ripassare più.
Cordialità

venerdì, gennaio 30, 2009

evasionando

Certe volte chiedo ai miei pensieri di lasciarmi in pace, altre volte chiedo ai miei pensieri di capire, ma mai chiederò di dissolvermi dentro qualcuno, qualcosa. Non dipendere. Un trucco eccezionale. C’era una volta Houdini, un illusionista, uno che non dipendeva dalle costrizioni materiali di una catena, manette o chissà quale trappola d’acciaio, lui evadeva. Ci vuole leggerezza, ogni tanto seguire un percorso ben tracciato può essere fuorviante. Ci sono diversi stati della coscienza, questo l’ha detto qualcuno molto più intelligente di me, ma ora non lo capisco, lo percepisco davvero è una cosa che sta nel mio posto dove si accumulano le cose che sanno di reale. Spesso mi capita di rivedere contesti e persone già conosciuti, provare cosa già fatte, sentire odori già sentiti, ascoltare musiche già ascoltate, ma che in quel momento hanno un sapore diverso. Una volta, addirittura, mi è capitato di riconoscere una persona, solo perché mi ricordavo delle sue scarpe. Punti di vista, diversa percezione, poca attenzione, profondità di analisi?? Io non lo so, ma non credo al lato coca cola della vita credo nel mio. Giusto o sbagliato, bello o brutto sono valenze inutili, ci si deve far guidare da cose interne, personali, cose tue, non dipendere. Il minotauro nel labirinto sei tu, le tue paure, l’inquietudine di trovare la strada, l’affanno di seguire gli altri per farti guidare. Chiudi gli occhi e guida tu, non dipendere. Credo che non dipendere sia l’illusione più grande da sconfiggere, ma anche la più semplice alla quale lasciare il passo delle nostre giornate uguali o sapori e odori che non cambiano. Il giovane Werther non ha mai usato il suo punto di vista, si è limitato ad essere un romantico ossessionato dalla paura di essere stato interdetto dall’amore. E voilà, il risultato finale gli ha dato ragione. Ha fatto tutto da solo, dipendeva da una sua paura. Sono un romantico, ma nelle mie tasche c’è sempre un po’ di ottimismo, la voglia di vedere il lato positivo, la passione smisurata per cogliere i momenti magici della vita, mi rendo conto che le coincidenze o il caso, non sono altro che un promemoria per ricordarti le scelte fatte in passato. Per intenderci, quelle che si stanno scontrando contro il resto del tempo. Ma adesso mi siedo qui, rileggo la storia di Houdini, un’illusionista specializzato in evasioni. Uno che ha sfidato una delle più grandi illusioni, “non dipendere”. Salut

giovedì, dicembre 25, 2008

il futuro appartiene a coloro che credono nei propri sogni

mercoledì, dicembre 10, 2008

la lampada sul comodino

La prima volta che ho acceso la lampada vicino al mio letto nel cuore della notte è stata nella mia casa Torinese. Ricordo perfettamente perché mi svegliai, mi colse l’ispirazione, quella che ti schiaccia le meningi e non ti lascia pensare a nient’altro se non a lasciarla saltare fuori dalla tua testa e riempire un foglio bianco. Forse, fu proprio in quell’episodio che sentii per la prima volta la necessità di scrivere. Il giorno prima il professore di politica economica ci aveva parlato dei ragionamenti da economisti, rimasi talmente sedotto da quel modo di pensare che con tutto me stesso cercai di farlo mio. Così quella volta presi carta e penna e inizia a scrivere il mio primo ragionamento da economista, vedevo la patologia del mercato e io mi sentivo il dottore con la medicina giusta per curarlo. Il risultato della mia audacia notturna, fu “la crisi del mercato dei divertimenti”, nulla di romantico, piuttosto un nuovo modo di vedere le cose e di pensare, un punto di rottura con il passato e un foglio parecchio stropicciato che porto ancora nel portafoglio.
L’ultima volta che ho acceso una lampada nel cuore della notte è stato ieri sera, ora sono attrezzatissimo, ho un foglio incollato sull‘armadio una penna a portata di mano e anche se sono sudato, con tutto lo sport praticato in questi anni non ho nessuna paura del torcicollo. Questa mattina, prima di uscire di casa, ho riletto quello che ho scritto. Durante la mia consueta colazione al bar quando ho aperto il giornale, quasi non credevo ai miei occhi quando mi sono ritrovato sotto il naso un articolo che sembrava venire dall’anta dell’armadio di camera mia. Sinceramente, non mi sono sentito particolarmente perspicace, o usurpato di alcunché, ho solo sorriso, ho pensato a quel giornalista che con parole molto più raffinate delle mie, ieri sera ha acceso la lampada, proprio come me, e ha scritto quello che l’ispirazione gli dettava. Anche lui durante i suoi studi avrà voluto fare suo il modo di ragionare del suo professore di giornalismo. Oggi io scrivo sulla mia dimensione, o sui fogli appiccicati contro i miei armadi, lui su una delle principali testate giornalistiche italiane, nonostante questo sono sicuro di una cosa, anche lui come me, e come tutti quelli che hanno qualcosa da dire, prima di andare a dormire ogni sera guarda il suo comodino e la sua lampada con la speranza di accenderla nel cuore della notte. Salut

sabato, novembre 22, 2008

bicchiere d'acqua


Capire, carpire, realizzare. Bevi un bicchiere d’acqua se hai sete, cogline la sensazione di sollievo dopo la prolungata arsura e infine renditi conto che qualcosa è cambiato. Modello di dissetarsi o comportamento di un individuo? Così mi sono reso conto che la conoscenza ha una data scadenza. Quello che conosci vale per un orizzonte temporale limitato, il mondo è dinamismo le cose cambiano e quello che pensi e che credi di sapere è parte della stessa giostra. Prendiamo uno specialista, un professionista di qualsiasi materia, ebbene la sua consulenza il suo valore aggiunto sta nella prontezza con cui egli riesce ad essere in linea con le tendenze, e come riesce ad abbracciare i cambiamenti. Questo comporta l’inevitabile conseguenza di rimettersi alle regole e alla forza dei cambiamenti. Ho studiato e non credo di sapere più di prima, ho solo imparato ad imparare, credo che sia questo il vero grande insegnamento. Non è semplice capire quando le cose cambiano, tutti noi infondo vorremo che le nostre regole di vita, ancor prima delle conoscenze professionali, siano capaci di farci stare al mondo e di regalarci quella porzione di giustizia che tutti inseguiamo. Per queste e tante altre considerazioni, sono convinto che la conoscenza abbia una data di scadenza. Non è bello essere continuamente sottoposti al vento di novità, rendersi conto che per quanto puri e onesti tutti i nostri credo debbano essere continuamente messi in gioco; non è bello e non è facile, ma è una fottuta realtà. Che sia davvero questa la forza dell’umiltà e la buccia di banana della presunzione? Non lo so ma adesso voglio sperimentare il modello “bicchiere d’acqua” capire: quello che succede, carpire: cogliere l’effetto che produce l’analisi della realtà e infine realizzare: la reazione che la realtà ha su di te. Salut

giovedì, novembre 13, 2008

questo mi fa piacere



Se ci sono troppe persone come te, stai facendo qualcosa di sbagliato. (Sean Penn)

mercoledì, ottobre 29, 2008

La descrizione di un attimo

Caro lettore dammi la mano e vieni con me, ti voglio accompagnare in me. Ti chiederai perché lo faccio, perché di recente non l’ho più fatto, te lo chiedi tu come me lo chiedo io che da anni scrivo su questo piccolo spazio senza nessun motivo. Molti post sono stati scritti, ma per quanto profondi non parlavano di me. Incredibile gli scherzi che può giocare la lucidità, tu credi di averla in ogni istante e di poterla padroneggiare, invece lei fa i capricci, scappa via ti guarda fare il prepotente e all’improvviso ritorna. Vivo in una giornata che ancora non si è conclusa. Tutto è iniziato mentre attraversavo la strada, ho guardato una macchina, una bella macchina, ci ho visto un uomo in carriera e al suo fianco la mia maestra delle elementari. Un’immagine che non vuol dire nulla lo so, ma proprio in quell’istante è ritornata la mia lucidità. Ho preso uno sberlone, o forse me lo sono dato, così sono tornato a parlarmi, a tenermi compagnia e a sentire la mia vita tra le mie mani. Guardo fuori dal finestrino del treno, osservo le curiose forme delle foglie secche bagnate ai piedi di un albero che non sa più di estate, corro dietro ad un pallone, mi guardo le mani, abbozzo un sorriso mentre passeggio ascoltando la musica e mi emoziono continuamente per cose apparentemente inutili. Non so dove ti sto portando, ma ti sto raccontando dei miei momenti intimi, quelli che mi hanno fatto riavvicinare a me e che adesso mi stanno facendo capire che il momento di aspettare è finito. Te ne avevo parlato, ricordi i miei pensieri seduto sulla panchina di quella piazza che tanto ho amato. Ebbene, capisco di non essere più fermo di essere ripartito, mi stupisco come un quadro apparentemente caotico e pieno di casualità sia in realtà un disegno chiaro che nemmeno la mia ragione con un pennello in mano sarebbe stata capace di realizzare. Ho sperimentato sulla mia pelle la magia del senso di sopravvivenza, ma adesso c’è qualcosa di più di una semplice emozione, qualcosa che non ti so spiegare, è uno spasmo che separa la lucidità dall’incoscienza e trova lo spazio per colpirmi. Mi affascinano i momenti apparentemente inutili, sono fatto così, mi alieno e mi sento vicino a te, a me e a tutto quello che mi circonda, mi sento vivo e quando torno qui è tutto più leggero. Caro lettore salut