random walk

Sei qualcosa in base a quanto le altre persone te lo riconoscono.
Sei famoso, se ti siedi ad un tavolo e il numero di persone che ti riconosce è superiore alla metà.
Sei “creativo” se le presone sedute al tavolo ti riconoscono come tale, sei “cretino” se le presone sedute al tavolo ti riconoscono come tale. Quanto più i tuoi caratteri sono oggettivamente riconosciti, più quei carattere ti apparterranno. L’aggettivo che ti daranno è qualcosa di sicuro quanto più i pareri saranno simili tra loro, al contrario non sarai nulla di sicuro se i pareri saranno variegati. Se incorpori i caratteri modali della bellezza, allora sarai bello, se ti vesti alla moda allora sarai stiloso. Se sei capace di riconoscere ed adeguarti con velocità ai caratteri modali, allora sarai un “giovane stiloso”.
I caratteri modali, estetici e non, sono dettati dalle immagini che ci circondano, da un modello al quale occorre rifarsi per appartenere alla società e rivestire il ruolo al quale si ambisce. Visione puramente occidentale, quindi forse geograficamente limitata, ma sulla quale poggia il meccanismo con cui funziona il modello del consumismo. La standardizzazione dell’offerta di 20 anni fa, a rigor di logica avrebbe dovuto produrre tante persone uguali, invece nonostante oggi sia la personalizzazione la chiave di volta dell’offerta, le persone sono più uguali di allora e omologarsi è diventato sempre di più una questione di stile. Il ritmo è veloce, non si insegue, si rincorre.
Io non mi sento una funzione matematica, io so che in ogni cosa c’è un errore di interpretazione, lo chiamano malfunzionamento di sistema, qualcosa che la logica del programmatore non ha saputo incastrare nella logica stringente delle sue stringe.
Quello sono io.
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